Posta ERI Giugno 2026

Coppia di Collegamento della Zona Europa Centrale e Medio Oriente

Siamo Georgina e Youssef Boutros. Siamo libanesi e viviamo in Libano, un paese che da più di cinquant’anni attraversa periodi molto difficili, segnati dalla guerra, dalla violenza e dall’ingiustizia.

Sposati da 32 anni, rendiamo grazie a Dio per le nostre due figlie e i nostri due figli.

Facciamo parte delle Équipes Notre-Dame da 31 anni. Nel corso della nostra vita coniugale, abbiamo servito all’interno del Movimento e assunto molte responsabilità: coppia pilota, coppia di settore, coppia informatore nazionale, coppia di formazione, coppia regionale e, attualmente, coppia all’ERI, incaricata del collegamento della zona Europa Centrale e Medio Oriente, che comprende 23 paesi.

Georgina è infermiera diplomata, specializzata in salute comunitaria. Lavora a tempo pieno in un rinomato ospedale universitario di Beirut, otto ore al giorno, cinque giorni alla settimana. Youssef è geometra e gestisce il proprio studio.

Siamo inoltre impegnati in Fede e Luce, una comunità la cui missione è costruire relazioni di amicizia con le persone con disabilità. È proprio lì che ci siamo incontrati per la prima volta.

Cristo rimane per noi una vera fonte di forza quando preghiamo insieme e Lo poniamo al centro della nostra vita. Nei momenti di tensione o di fragilità, abbiamo capito che non possiamo costruire questa unità con le sole nostre forze. È ritornando a Lui che ritroviamo la pace, la capacità di ascoltarci e di perdonarci…

In mezzo al caos, all’incertezza e alle paure durante il periodo di guerra, abbiamo scoperto che la nostra forza non veniva da noi stessi. Quando tutto intorno a noi sembrava vacillare, Cristo è diventato il nostro punto di riferimento. Ci ha insegnato ad avvicinarci piuttosto che lasciarci dividere dall’angoscia. Nella preghiera, nei silenzi condivisi e persino nel cuore delle preoccupazioni, abbiamo trovato una pace inaspettata. Come coppia e come famiglia, siamo rimasti uniti nonostante la paura, preservando momenti di ascolto, pace e speranza.

Anche nel nostro servizio alle Équipes Notre-Dame, abbiamo continuato ad andare avanti e a preparare i nostri impegni. Questi hanno assunto un significato ancora più profondo: servire, amare e rimanere presenti agli altri nonostante la guerra è diventato per noi un modo concreto di vivere la nostra fede nella speranza.

Continuare a viaggiare per le riunioni dell’ERI e visitare le équipe nei diversi paesi della nostra zona non era scontato, soprattutto con il timore di vedere l’aeroporto chiudere. Ogni partenza sollevava dubbi e domande, a volte persino la tentazione di rinunciare. Eppure abbiamo scelto di fidarci e di non lasciare che la paura decidesse al nostro posto. Questi spostamenti hanno quindi assunto un nuovo significato: sono diventati un modo per rimanere fedeli alla nostra missione e vicini agli altri. Ogni incontro diventava prezioso, ogni volto una fonte di incoraggiamento. Avevamo la profonda convinzione che, nonostante la guerra, un legame ancora più forte continuasse ad unirci. Era come un’eco alla chiamata di Cristo:

“Vieni, seguimi.” Vangelo secondo san Matteo 19,21.

Cristo non ha soppresso i rischi, né le preoccupazioni, né le prove, ma ci ha dato la pace interiore per andare avanti. Ha trasformato le nostre paure in occasioni di crescere nella fiducia, e i nostri impegni in testimonianza di una speranza viva. Ha fatto crescere in noi un’unità e una speranza che nulla ha potuto spezzare.

Questa testimonianza rimane un cammino in costruzione, poiché il nostro rapporto con Cristo cresce e si rinnova ogni giorno. Ma crediamo profondamente che, finché rimaniamo radicati in Lui, Egli continua a fare di noi testimoni raggianti, uniti nell’amore. Come dice san Paolo:

“Tutto posso in colui che mi dà forza.” Lettera ai Filippesi 4,13.

Gloria a Dio


LETTERA ERI GIUGNO 2026

P. Augusto Garcia PSS

Il 25 maggio 2026, Papa Leone XIV ha consegnato alla Chiesa e all’umanità l’enciclica Magnifica Humanitas (MH). È un testo lungo che affronta molte questioni che riguardano la vita contemporanea: la dignità della persona umana, il lavoro, la libertà, la qualità delle relazioni sociali, la pace, la giustizia e la responsabilità verso la nostra casa comune.

Il sottotitolo dell’enciclica è: “Sulla salvaguardia della Persona Umana nell’era dell’Intelligenza Artificiale.” Non si tratta quindi di un testo “sull’intelligenza artificiale”, bensì sul valore della persona umana “nell’era dell’intelligenza artificiale”. Non è un avvertimento contro l’intelligenza artificiale, ma piuttosto un invito a salvaguardare la grandezza della persona umana e il significato di essere umano in questi tempi di profonda trasformazione. La Chiesa desidera far parte del dialogo sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Il nostro tempo ha urgente bisogno della sapienza della Chiesa riguardo alla persona umana che le è stata affidata alla luce della rivelazione in Cristo: riguardo alla dignità della persona umana unica e insostituibile, alla sua libertà, intelligenza e coscienza, alla sua capacità di cercare Dio e alla sua vocazione relazionale.

Per incoraggiarvi a leggerlo, desideriamo evidenziare brevemente alcuni degli elementi che l’enciclica offre come criteri “per un discernimento morale e sociale che salvaguardi il primato della persona umana” (MH, 97) di fronte alle nuove tecnologie, in particolare l’intelligenza artificiale.

  • Magnifica Humanitas – Magnifica Umanità. Il titolo ci invita a contemplare l’umanità come “magnifica”. Questa non è una visione ingenua dell’umanità. Il testo riconosce le miserie e le ferite della nostra umanità, così come la terribile capacità al male che risiede in ciascuno di noi. Mette in risalto le guerre, la schiavitù e l’esclusione, nonché i livelli sbalorditivi di indifferenza e crudeltà. Nonostante tutto questo, il Santo Padre non ha paura di chiamarla “magnifica”. Perché? Perché ogni essere umano possiede una dignità infinita e, nonostante la sua capacità al male, non perde mai quella sublime capacità di amare che Dio gli ha dato quando l’ha creato. Offre anche alcuni esempi della grandezza dell’umanità, della sua “magnificenza”, che ci rendono orgogliosi di essere umani. Tra questi: la cultura, l’arte e le istituzioni che ci proteggono. Egli sottolinea i nomi di grandi uomini e donne come Madre Teresa di Calcutta, Dorothy Day, Marie Curie, Elisabeth Elliot e Benazir Bhutto. Ricorda alcuni martiri come Kolbe, Romero, Angelelli e Van Thuan. Senza dimenticare i martiri del quotidiano: genitori, medici, infermieri e volontari (MH, 122–125). Conclude con questa affermazione e domanda affascinanti:

Per questo motivo, l’umanità — in tutta la sua grandezza e ferita — non deve mai essere sostituita né superata. Possiamo abbracciare il progresso tecnologico che allevia la sofferenza e apre nuove possibilità, a condizione che non abbandoniamo l’essenza stessa della nostra umanità, ossia la capacità di relazione e amore. Questo porta a una domanda cruciale: se esiste un autentico “più che umano”, dove si trova? La fede cristiana risponde a questa domanda indicando un compimento che non deriva da una divinizzazione tecnologica, ma dalla grazia di Dio ricevuta in Cristo. (MH, 126).

  • Salvaguardare la verità come valore relazionale. Uno dei primi avvertimenti dell’enciclica riguarda la salvaguardia della verità. Le macchine, attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale, possono offrire informazioni precise e, in un certo senso, fornire un grado di verità. Papa Leone ci ricorda che le macchine non possono sostituire la nostra responsabilità di cercare la verità. La capacità intellettuale di cercare la verità fa parte della dignità della persona umana. Il Santo Padre desidera chiarire che la verità non è solo “razionale”, ossia la dimensione razionale dei fatti “poiché richiede verifica, confronto delle fonti e argomentazione responsabile”, ma anche “relazionale”, poiché “si costruisce attraverso legami di fiducia e pratiche condivise, nonché uno scambio onesto con gli altri e con il mondo” (MH, 132). La vera conoscenza, sia essa scientifica o sociale, è fondamentalmente relazionale perché è radicata nella fiducia reciproca e nella nostra apertura al dialogo. Anche qui il Papa conclude con un illuminante invito:

Rimaniamo fedeli alla verità! Vivendo immersi in flussi incessanti di informazioni, opinioni e immagini, sappiamo quanto sia facile influenzare decisioni e preferenze attraverso algoritmi sempre più sofisticati. In questo scenario, è fondamentale coltivare cuori che amino la verità, che preferiscano ciò che è giusto nonostante i contenuti più attraenti, e che cerchino la saggezza piuttosto che i risultati immediati. Dobbiamo tenere sempre dinanzi a noi la verità su Dio e sull’umanità, così come Cristo ce l’ha rivelata. (MH, 237)

  • Preservare la libertà interiore. Questo compito è centrale nell’enciclica. La libertà umana è presentata come un dono radicato in una verità personale, incarnata e relazionale. La nostra libertà e intelligenza si esprimono attraverso un conoscere e un amare che si incarnano in modo insostituibile: attraverso la cura, il lavoro, la contemplazione, la sofferenza e l’amicizia. Di fronte all’impatto delle piattaforme digitali sulla libertà umana, Papa Leone ci ricorda che dobbiamo essere consapevoli che queste piattaforme sono “progettate per catturare il tempo e l’attenzione degli utenti, sfruttando le loro vulnerabilità e indebolendo la loro libertà interiore.” (MH 170) Papa Leone sostiene che mantenere la libertà interiore richiede un atteggiamento sano, caratterizzato da ritmi che includono il silenzio, lo studio riflessivo, la lettura e l’analisi accurata (MH, 146). Oggi si percepiscono già segni di una possibile disumanizzazione della conoscenza, dove le persone “sanno molte cose” ma faticano a trovare “un senso alla loro vita”. Il Papa conclude con un avvertimento: “È urgente promuovere tecnologie che rafforzino la libertà interiore favorendo l’educazione alla sobrietà digitale e la protezione dei minori, contrastando così i modelli che sfruttano la vulnerabilità.” (MH 170)
  • Il valore e la fecondità della nostra esperienza dei limiti. Tutti apprezziamo i progressi portati dalle nuove tecnologie, ad esempio nella salute, nella rapidità dell’informazione e nell’educazione. Ma come dice il Santo Padre, “la questione chiave non è l’uso della tecnica in quanto tale, ma la visione che la sottende. (…) Una cosa è integrare la tecnologia in una visione centrata sull’uomo e relazionale; un’altra è lasciarsi guidare da una visione che svaluta i limiti umani e promette una forma puramente tecnica di ‘salvezza’.” (MH 117). È il caso di narrazioni come il postumanesimo, che considerano che l’umanità abbia raggiunto la sua fine e propongono persino la sua sostituzione e l’urgenza di un salto evolutivo che dipende sempre dalla tecnologia. D’altra parte, alcune forme di transumanesimo ci portano a credere che, grazie a sofisticati dispositivi tecnologici, le nostre vite saranno un paradiso. Queste narrazioni vendono all’umanità il falso sogno di superare i limiti della condizione umana (MH 116), un’umanità “quasi disincarnata” (MH 232).

Dietro questa idea di progresso si nasconde il contrario di ciò che noi credenti chiamiamo “vita nuova”, ovvero la vita teologale vissuta nella fede, speranza e carità, che ci conduce veramente oltre noi stessi al genuino superamento delle nostre fragilità attraverso la vita di grazia. Nelle narrazioni descritte sopra, le virtù teologali sono sostituite da una fede e speranza tecnologica, con la conseguente perdita della carità. In tutto questo, c’è il rischio di dimenticare la dimensione spirituale della persona umana, creata e amata da Dio, che non può essere ridotta a meccanismi tecnologici. Ricordiamo che l’essenza di queste narrazioni transumane è proporre come grande ideale il superamento di ogni limite. Di fronte a questa proposta, l’enciclica parla del valore e della fecondità della nostra esperienza dei limiti: “Il nostro rapporto con la vita sembra essere in crisi oggi. Tutto ciò che appare come un ‘limite’ — incapacità, malattia, vecchiaia, sofferenza, vulnerabilità — tende ad essere visto principalmente come un difetto da correggere, piuttosto che come una realtà attraverso cui la nostra umanità matura e si apre alla relazione.” (MH 118). E il Santo Padre aggiunge: “Eppure dobbiamo ricordare che l’umanità fiorisce non nonostante i limiti, ma spesso attraverso di essi.” (MH 118). L’esperienza dei limiti umani fa fiorire i grandi valori della dignità umana, come dice il Santo Padre: “È proprio nei nostri limiti che trovano posto: la compassione, nonché una sincera preoccupazione per i bisogni degli altri; una generosità che può emergere anche in mezzo all’oscurità e al fallimento; l’esperienza spirituale e l’adorazione di Dio.” (MH 119).

L’Incarnazione apre un cammino diverso. (…) Il mistero del Figlio di Dio che entra nella nostra condizione umana promette qualcosa di completamente diverso. Il Dio vivo scende nella nostra storia per liberarci da ogni forma di schiavitù. Prende su di sé la nostra debolezza e la trasforma in luogo di salvezza. (…) Ciò che salva l’umanità è l’amore divino che scende fino al punto più fragile della nostra storia e la rinnova dall’interno. (MH 232).

  • Il valore della trascendenza come vocazione della persona umana. Nel cuore di ogni essere umano batte il desiderio di superarsi, di andare oltre, un desiderio che non nasce da una voglia di fuggire dalla realtà o di disprezzare i limiti, ma dal dono di Dio. Questa è stata l’affermazione della tradizione cristiana che “gli esseri umani non sono confinati nei limiti della propria natura; sono chiamati alla trascendenza di sé stessi.” (MH 127). Il Santo Padre spiega che ciò è possibile grazie all’iniziativa libera, sorprendente e sovrabbondante di Dio: “Colui che rende possibile questo passaggio può essere solo l’Eterno che si dona. È Dio stesso che supera la ‘infinita’ sproporzione.” (MH 127). Poiché, come dice san Paolo: “Se qualcuno è in Cristo, è una nuova creatura: le cose vecchie sono passate; ecco, sono diventate nuove.” (2 Cor 5,17). Il Santo Padre cita Papa Francesco quando spiega che “Quando accogliamo la possibilità di trascenderci attraverso la grazia di Dio, non neghiamo la nostra natura, né diventiamo meno umani.” “Al contrario, come spiegava Papa Francesco, ‘Diventiamo pienamente umani quando diventiamo più che umani, quando permettiamo a Dio di portarci oltre noi stessi per raggiungere la verità più profonda del nostro essere.’ (EG 8)” (MH 128).

Il Movimento delle Équipes di Nostra Signora, ispirato dal carisma donato attraverso la grazia dell’amore sacramentale delle coppie, lavora diligentemente ogni giorno per far parte di quella “magnifica umanità” che Dio ha sognato, quell’umanità capace di amare, di dare la propria vita per il coniuge e per gli altri, di soffrire con loro, quell’umanità che vuole permettere a Dio di condurla oltre se stessa affinché sia plenamente se stessa nell’amicizia con Lui.